DONARE IL CORDONE OMBELICALE

Oltre al midollo osseo si possono trovare preziose cellule staminali emopoietiche anche nel sangue presente nel cordone ombelicale, utili per la cura della leucemia e di altre malattie. Il cordone contiene del sangue (detto placentare) ricco appunto di cellule staminali, le stesse del midollo osseo, capaci di generare miliardi di globuli rossi, globuli bianchi e […]

19 settembre 2015 Serena
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Oltre al midollo osseo si possono trovare preziose cellule staminali emopoietiche anche nel sangue presente nel cordone ombelicale, utili per la cura della leucemia e di altre malattie. Il cordone contiene del sangue (detto placentare) ricco appunto di cellule staminali, le stesse del midollo osseo, capaci di generare miliardi di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.

Mentre il midollo osseo non viene conservato in banche apposite, il sangue del cordone ombelicale viene invece mantenuto nelle 16 banche del sangue cordonale presenti in tutta Italia. La banca è una struttura sanitaria pubblica che raccoglie, conserva, tratta e distribuisce le cellule staminali presenti nel cordone ombelicale a scopo di trapianto, garantendone la tracciabilità, la qualità, l’idoneità e la sicurezza.

In Italia esistono, al momento attuale, 16 banche che conservano unità di sangue cordonale, mentre non esistono banche che conservino il midollo perché questo viene prelevato e trapiantato in tempi stretti.
In Italia non è consentita la conservazione per uso autologo (personale) del sangue del cordone ombelicale, tranne nei casi in cui sia presente, tra i consanguinei del nascituro, una patologia per la quale sia riconosciuto valido l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali di cordone ombelicale.

In tale caso si parla di “donazione dedicata”(related) e le cellule staminali, conservate gratuitamente nelle banche italiane, sono ad esclusiva disposizione del soggetto al quale sono state dedicate in ragione della sua patologia.
Il motivo per cui nel nostro Paese non si può conservare il sangue cordonale per se stessi è per mettere la terapia con le cellule staminali a disposizione di tutti i malati che ne hanno bisogno, che nell’80% dei casi sono bambini.
Differentemente da quanto si possa pensare, non è sempre possibile prelevare e conservare il sangue del cordone ombelicale.

Esistono infatti tutta una serie di condizioni che lo rendono non idoneo alla conservazione: una gestazione inferiore a 35 settimane, uno stato febbrile della madre, malformazioni congenite nel neonato, stress fetale, malattie batteriche o virali contratte durante la gravidanza o positività sierologica della madre, o se la quantità di sangue prelevata è scarsa.

In media si è visto che il 50-60% delle unità di sangue cordonale non sono idonee ad essere conservate, il che implica che se ogni madre conservasse le staminali per sé una su due non potrebbe usufruire del proprio sangue cordonale per il suo bambino.
Per questo motivo la donazione del sangue del cordone consente a tutti i bambini di poter usufruire, se necessario, delle cellule staminali per curare le malattie del sangue e immunologiche in età pediatrica, le uniche per le patologie quali vengono utilizzate  con successo.

LA DONAZIONE

Durante le visite prenatali le coppie vengono informate della possibilità di donare il sangue cordonale a scopo di trapianto e, nel caso fossero interessate, prenderanno parte in seguito a un colloquio informativo dove verranno loro illustrate le modalità della donazione e raccolti i dati anamnestici (le informazioni riguardanti i precedenti patologici e fisiologici, personali ed ereditari). Per donare il proprio cordone è innanzitutto necessario accertarsi che la struttura dove avverrà il parto sia collegata con una banca del cordone ombelicale.

La mamma firmerà un consenso informato nel quale dichiara di essere a conoscenza che la donazione del cordone è a scopo di trapianto e che l’unità potrebbe essere utilizzata a scopo di ricerca o eliminata se non risultasse soddisfacente per i requisiti richiesti per la conservazione dalla banca.

Nello stesso tempo la mamma accetta di essere richiamata in ospedale in un periodo di tempo tra sei mesi ed un anno dal momento del parto, per ripetere un esame del sangue che dovrà accertare la negatività per l’epatite B, l’epatite C e L’HIV.

La futura mamma che desidera donare il sangue presente nel cordone ombelicale al momento del parto non va incontro ad alcun rischio né per sé né per il neonato.

La donazione avviene al momento del parto, poco dopo la nascita del bimbo e prima dell’espulsione della placenta, quando il cordone è stato già tagliato. L’unità di sangue raccolta viene quindi inviata alla Banca del Sangue Placentare più vicina dove, nelle 24 ore successive, si procederà ad accurate analisi di laboratorio. Alla neo-mamma verrà richiesto un ulteriore esame del sangue dopo sei mesi e un certificato di salute del figlio, dopodiché dal sangue che era stato prelevato e conservato a -190°C potranno essere estratte le cellule staminali emopoietiche che verranno poi infuse nel ricevente.

È inoltre necessario che il pediatra certifichi lo stato di salute del bambino.

Le unità di sangue di cordone ombelicale raccolte per trapianto allogenico vengono definite:

  • UNRELATED: da donatore non consanguineo
  • RELATED: da donatore consanguineo (fratello/sorella)
  • DEDICATO: da donatore consanguineo (non fratello/sorella)

Unica limitazione del trapianto da cordone ombelicale è rappresentata dal numero molto ristretto di cellule staminali presenti. Ciò determina che esso sia perlopiù affettuato soltanto su bambini entro un certo peso corporeo (circa 40 Kg)

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