COME SI CURA LA LEUCEMIA

La terapia dipende dal tipo di leucemia, dal suo stadio e dal fatto che la malattia sia in fase acuta o cronica. Importante è anche l’età al momento della diagnosi.

3 settembre 2015 Federico
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Conoscere la malattia |

La terapia dipende dal tipo di leucemia, dal suo stadio e dal fatto che la malattia sia in fase acuta o cronica. Importante è anche l’età al momento della diagnosi.
Il trattamento delle leucemie si avvale dell’utilizzo di più terapie in combinazione o in sequenza, con lo scopo di ottenere una migliore qualità di vita e la guarigione, le principali sono:

  1. CHEMIOTERAPIA
  2. RADIOTERAPIA
  3. TERAPIE BIOLOGICHE
  4. TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI

La chemioterapia consiste nella somministrazione di farmaci, detti antiblastici o citotossici, che hanno in comune la capacità di interferire, in diversi modi, con la crescita delle cellule tumorali e in parte, anche di quelle normali. La chemioterapia distrugge le cellule neoplastiche attraverso la somministrazione di farmaci per via endovenosa oppure per bocca.
La chemioterapia si definisce trattamento sistemico, perché il farmaco entra nella circolazione sanguigna, si diffonde nell’organismo e in questo modo può raggiungere e distruggere le cellule neoplastiche in ogni parte del corpo. Nel caso siano presenti cellule leucemiche nel liquido cefalorachidiano, i farmaci chemioterapici possono anche essere somministrati per mezzo di un catetere inserito attraverso due vertebre lombari.

La chemioterapia di combinazione (polichemioterapia) consiste nella somministrazione di più farmaci antitumorali.
I farmaci agiscono infatti con meccanismi diversi e spesso vengono associati tra di loro per poter ottenere un effetto maggiore nell’arrestare la crescita del tumore. L’efficacia dei farmaci antiblastici si basa sulla loro capacità di distruggere le cellule che si riproducono più velocemente prime fra tutte quelle tumorali.
Tuttavia molte cellule presenti nei tessuti normali si riproducono a loro volta molto velocemente (ad esempio quelle dei capelli, dei peli, delle mucose e le stesse cellule del sangue) e anche esse quindi vengono ad essere colpite dall’azione di questi farmaci.
D’altra parte la capacità delle cellule normali di recuperare nei confronti della tossicità da antiblastici è nettamente più alta delle cellule tumorali. Sebbene i principi base nel trattamento dei diversi tipi di leucemie siano simili, i regimi farmacologici differiscono e le modalità di attuazione della chemioterapia dipendono quindi dal sottotipo di leucemia.

Lo scopo primario è di ottenere la remissione completa (terapia di induzione della remissione) con la risoluzione delle caratteristiche cliniche patologiche, il ritorno a una conta normale delle cellule del sangue e il ripristino dell’emopoiesi midollare con un numero inferiore al 5% di cellule blastiche e la scomparsa del clone leucemico.

La terapia specifica sta costantemente migliorando. Sia gli schemi di trattamento che le specifiche condizioni cliniche sono complessi e richiedono il ricorso a centri specializzati specialmente durante le fasi critiche (p. es., induzione della remissione).

ALTRE OPZIONI TERAPEUTICHE

La radioterapia consente di utilizzare raggi ad alta energia contro parti del corpo in cui vi sono accumuli di cellule leucemiche.

Le terapie biologiche stimolano il sistema immunitario a riconoscere e a distruggere le cellule leucemiche. Il trapianto di cellule staminali, per certi versi ancora in fase di sperimentazione, permette di tentare di sostituire le cellule malate con cellule staminali sane. In questo caso il paziente riceve dosi molto elevate di farmaci chemioterapici e di radiazioni, in grado di distruggere quasi tutte le cellule che popolano il midollo osseo, sia quelle leucemiche che quelle sane. Le cellule staminali (progenitrici) vengono poi reinfuse dopo la chemio-radioterapia. Le cellule possono essere prelevate dal malato stesso (autotrapianto), oppure raccolte da un donatore compatibile, che può essere un fratello oppure uno sconosciuto (allotrapianto).

RECIDIVA E OPZIONI TERAPEUTICHE

La recidiva è il ritorno di cellule tumorali nel midollo. Si verifica in genere a livello midollare, sebbene possano comparire anche nel sistema nervoso centrale (SNC) o nei testicoli. Una recidiva a carico del midollo osseo è sempre un evento grave. Sebbene una seconda remissione possa essere indotta nell’80-90% dei pazienti in età infantile (30-40% degli adulti), le remissioni successive tendono a essere più brevi. Nonostante ciò, un piccolo numero di pazienti con recidive midollari tardive può ottenere un secondo periodo di remissione piuttosto lungo e anche la guarigione. Per molti pazienti in seconda remissione può essere indicato il trapianto di midollo osseo (TMO), quando sia possibile disporre di un donatore HLA compatibile .

I segni di una malattia neurologica possono essere le prime avvisaglie di recidiva anche in quei pazienti sottoposti a terapia profilattica del SNC.

Il trattamento si effettua con iniezioni intratecali di metotrexato (associate o meno alla citarabina o corticosteroidi) due volte a settimana, fino alla scomparsa dei segni neurologici. La maggior parte degli schemi terapeutici comprende la chemioterapia sistemica di reinduzione, per la probabile infiltrazione di cellule blastiche in tutto l’organismo. La recidiva testicolare può essere evidenziata clinicamente con una tumefazione dura e non dolente del testicolo o può essere identificata con una biopsia effettuata di routine.
Se il coinvolgimento unilaterale del testicolo è clinicamente evidente, il testicolo apparentemente non coinvolto deve essere sottoposto a biopsia.

Il trattamento è la radioterapia dei testicoli coinvolti e la reinduzione chemioterapica per via sistemica, come precedentemente detto per la recidiva isolata a carico del SNC.

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